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Tempo Ordinario: Domenica VII dell'Anno C (2024-25)

Nota introduttiva: L’omelia va preparata dal pastore dei fedeli, ai quali essa è rivolta, perché deve tener conto della Parola di Dio, del tempo liturgico e delle condizioni e bisogni dei fedeli; questa, che segue, potrebbe essere un’omelia rivolta a un uditorio di fedeli sconosciuti, perché tiene conto solo dei primi due elementi. Alla fine sono suggeriti altri temi possibili da sviluppare. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi, francescospaduzzi@gmail.com)  

Tempo Ordinario: Domenica VII dell'Anno C (2024-25)

Introduzione. 1Samuele ci mostra l’amore di Davide verso Saul suo nemico; Luca riporta ciò che Gesù insegna sull’amore al prossimo; 1Corinzi ci parla del Gesù celeste, diventato per noi datore di vita.

I - 1Samuele 26,2.7-9. 12-13.22-23 -  (a) Saul, fissato che Davide gli volesse togliere regno e vita, con 3000 soldati andò nel deserto alla sua ricerca (2). Davide e il nipote Abisai scesero di notte nell'accampamento di Saul: tutti dormivano (7), perché era venuto su di loro un torpore mandato dal Signore (12). Abisai suggerì: «Oggi Dio ti ha messo nelle mani il tuo nemico» e chiese di uccidere Saul (8); Ma Davide gli disse: «Non ucciderlo! Chi mai ha messo la mano sul consacrato del Signore ed è rimasto impunito?» (9). Davide portò via la lancia e la brocca dell’acqua che era presso il capo di Saul (12). Ogni uomo è creato da Dio a Sua immagine ed è Sua proprietà: nessuno può togliergli la vita dal concepimento alla morte naturale: omicidio e suicidio, aborto ed eutanasia, sono delitti gravissimi; ma anche l'accanimento terapeutico è immorale e comunque bisogna alleviare il dolore dei sofferenti. (b) Davide da lontano (13) gridò a Saul (22) che i sospetti del re su di lui erano falsi, visto che oggi il Signore ti aveva messo nelle mie mani e non ho voluto stendere la mano sul consacrato del Signore (23); lui si affidava a Dio: Il Signore renderà a ciascuno secondo la sua giustizia e la sua fedeltà (23). Davide mostra l’amore verso i nemici, raccomandato nel Vangelo. Noi dobbiamo amare Dio per se stesso e il prossimo per amor di Dio, Dio in se stesso e Dio nel prossimo.

II - Luca 6, 27-38 - 1.  (a) Gesù fa notare ai discepoli che, per essere veramente tali, non basta amare solo quelli che ricambiano l'amore: Se amate quelli che vi amano, quale gratitudine vi è dovuta (32) da parte di Dio e degli uomini?; e: E se fate del bene a coloro che fanno del bene a voi, quale gratitudine vi è dovuta? (33), e: E se prestate a coloro da cui sperate ricevere, quale gratitudine vi è dovuta? (34). Queste tre cose: amare (32), fare del bene (33) e fare prestiti (34), con questi limiti Anche i peccatori fanno lo stesso; (33; cfr. 32; 34); ma dai propri figli Dio Padre si aspetta molto di più. Domandiamoci se noi stabiliamo i nostri rapporti col prossimo sulla base del do ut des, cioè dare per avere nella stessa misura, perché questo metodo è giusto nel commercio, ma non per il rapporto dei figli di Dio col prossimo (cfr. 35); dobbiamo osservare i nostri doveri col prossimo non solo se egli li rispetta con noi, ma sempre, perché Dio lo vuole. (b) Per il rapporto col prossimo Gesù prende dall'AT: Amerai il tuo prossimo come te stesso (Lv 19,18; cfr. Mt 22,34-40; Mc 12,28-34; Lc 10,25-28), unendolo all'amore di Dio e dicendo che sono simili (Mt 22,39; Mc 12,31) e perciò formano un unico comandamento. Nell'AT Tobia usa la formula negativa: Non fare agli altri ciò che non vuoi sia fatto a te (cfr. 4,15), ma Gesù l’esprime in positivo: Come volete che gli uomini facciano a voi, così anche voi fate a loro (31); così abbraccia un ben più ampio raggio di possibilità di azione; inoltre, unendolo all'amore, che dobbiamo a Dio, fa intravedere motivazioni molto più alte: ameremo il prossimo come immagine di Dio (Gn 1, 27) e come segno della presenza di Cristo (cfr. Mt 25, 31-45); ci aspetteremo la ricompensa da Dio (35), e non dagli uomini.

2. (a) Ma Gesù comanda l’amore al prossimo, come Lui ci ama: Vi do un comandamento  nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri (Gv 13,34; cfr. 15,12), e come il Padre ci ama, perché siamo figli dell’Altissimo (35), che è benevolo verso gli ingrati e i malvagi (35). Gesù ci ha amati fino a dare la vita per noi, suoi nemici, per poterci fare suoi amici e figli di Dio (35). Perciò esorta: “A voi che ascoltate io dico (27): amate i vostri nemici (27; cfr. 35); fate del bene a quelli che vi odiano (27); invocate benedizioni su coloro che vi maledicono (28), pregate per coloro che vi trattano male (28), fate del bene e prestate senza sperarne nulla (35); Da’ a chiunque ti chiede (30) e a chi prende le cose tue, non chiederle indietro (30); infine a chi ti strappa con violenza il mantello, non rifiutare neanche la tunica (29) e A chi ti percuote sulla guancia, offri anche l’altra (29). In sostanza Gesù ci esorta ad amare sempre e senza limiti il prossimo come immagine di Dio e come Cristo in persona; circa le manifestazioni concrete dell'amore al prossimo come la passività nel subire violenza o prestare senza sperare, ecc. occorre praticarle con prudenza; si potrà - e anche a volte si dovrà – difendere i propri diritti o non prestare se non c’è la certezza della restituzione. Amiamo come Gesù fa e dice? ChiediamoGli la grazia di amare come ci ama, perché con le nostre forze non ci riusciremo mai. (b) Gesù ci esorta anche: Non giudicate (37) negativamente senza ragione e non condannate (37) contro la verità e la giustizia, anzi perdonate (37); così la vostra ricompensa da Dio sarà grande (35): non sarete giudicati (37) da Dio e non sarete condannati (37) da Lui e, anzi, sarete perdonati (37). Gesù invita ancora: Date (38) e ci promette: vi sarà dato (38) da Dio, perché con la misura, generosità, con la quale misurate, sarà misurato da Dio a voi in cambio (38); ma addirittura andrà oltre: ci elargirà doni alla grande, come sa fare Lui: una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo (38). Infinita è la generosità di Dio. Gesù ci propone: Siate misericordiosi, come il Padre vostro è infinitamente misericordioso (36). Se amiamo così tutti gli uomini, compresi i nostri nemici, e facciamo loro del bene, secondo le nostre possibilità, certamente Dio non ci farà mancare la sua Provvidenza in questo mondo e la salvezza eterna nell’altro.

III - 1Corinzi 15,45-49 - (a) Dio creò il primo uomo, Adamo, e gli comunicò la vita naturale per farne un essere vivente (45): Il primo uomo, tratto dalla terra, è fatto di terra  (47) nel suo corpo, che fu animato dall’anima umana (46 ma quello animale) e reso vivo; egli è l’uomo terreno, così sono quelli di terra (48), i suoi discendenti; anche noi eravamo simili all’uomo terreno (49), Adamo. Così siamo tutti gli uomini prima del battesimo: rassomigliamo ad Adamo, dopo che col peccato perse la grazia di Dio e gli altri doni, senza poterli trasmettere a noi, suoi discendenti; e la natura umana è indebolita. Ma non prendiamocela troppo con Adamo; i nostri peccati rivelano che al suo posto avremmo peccato pure noi. (b) L’ultimo Adamo, il nuovo capo dell'umanità, è Gesù, che divenne spirito datore di vita (45), mentre il primo fu datore di morte fisica e spirituale (cfr. 45). Gesù lo era già in quanto Dio, ma come uomo lo è diventato con la resurrezione, quando il suo corpo ucciso ha ripreso la vita per opera dello Spirito Santo (cfr. 45) ed è stato come spiritualizzato (46 Non vi fu prima il corpo spirituale, ma quello animale, e poi lo spirituale), con le qualità dello splendore e chiarezza, agilità e sottigliezza, impassibilità e immortalità. Gesù è il secondo uomo, che viene dal cielo (47) ed è l’uomo celeste; come Lui, così sono anche i celesti (48), i credenti, per andare in Cielo; come eravamo simili all’uomo terreno (Adamo)così saremo simili all’uomo celeste (Gesù) (49). Questa assimilazione a Gesù avviene mediante la fede e il battesimo, che ci mettono in comunione con lui, per cui può comunicarci la sua vita divina, che cresce coi sacramenti e la vita cristiana; ci aiutano le grazie attuali, che ci sostengono nella vita cristiana quotidiana.

EUCARESTIA. S. Claudio de la Colombière scrive che noi troviamo in essa “grazie e favori, ricchezze temporali e spirituali per il corpo, per l’anima, per la vita (temporale), per l’eternità”, Ne abbiamo tanto bisogno. Invochiamo queste grazie dalla Vergine e S. Giuseppe, dai nostri Angeli Custodi e Santi Patroni. (mons. Francesco Spaduzzi)

Altri Temi: 1. Amate i vostri nemici (27). Gesù ce lo insegna e ce ne dà l’esempio;  ama tutti gli uomini e muore per loro, compresi i suoi nemici. Sul Calvario, dopo aver dato a tutti, anche ai nemici, Maria per madre, insieme con lei invoca dal Padre il perdono per quelli che lo stanno torturando e ammazzando. Certo solo da Lui possiamo avere la grazia di seguirne l’esempio.

2. Se amate quelli che vi amano…(32). E’ spontaneo ricambiare l’amore ricevuto; in effetti è così che impariamo ad amare: prima facciamo esperienza di essere amati e poi amiamo chi ci ama e solo in seguito, quando ci siamo costruiti i muscoli psicologici della capacità di amare, possiamo amare tutti. Le tendenze egoistiche sono forti in noi; perciò ci necessita l’aiuto della grazia per riuscirci.

3. Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso (36), cioè amate come se foste Dio, cosa impossibile perché siamo uomini e per giunta indeboliti dal peccato originale. Ma se ce lo dice Gesù, vuol dire che lo possiamo fare, appunto con l’aiuto dello Spirito Santo, che versa nel nostro cuore l’amore che Dio ha per noi (Rm 5,5) e ci rende capaci di amare “da Dio”.

4. Non ho voluto stendere la mano sul consacrato del Signore (23): possiamo certamente amare il prossimo per motivi umani buoni, ma il modo migliore di amarlo è guardarlo come immagine di Dio e come segno e presenza di Cristo; i motivi umani possono venire meno per gli avvenimenti che capitano; i due motivi soprannaturali predetti sono sempre attuali e non perdono mai la forza.

5. L’ultimo Adamo divenne spirito datore di vita (45). Gesù è il Figlio di Dio fatto uomo, che viene dal Cielo e perciò è celeste; in quanto Dio è già datore della vita; in quanto uomo diventa datore della vita soprannaturale dal momento della resurrezione in poi specie per mezzo dei sacramenti, in quanto la sua natura umana è in pieno posseduta dallo Spirito. (mons. Francesco Spaduzzi)

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